La negazione come strumento di controllo e ricerca di stasi

La negazione delle oppressioni sistemiche è un fenomeno che influisce profondamente sulla capacità di riconoscere e affrontare le ingiustizie radicate nella società.  Per oppressioni sistemiche si intendono tutte quelle forme di discriminazione e disuguaglianza radicate nelle strutture sociali, economiche e politiche di una società. Queste oppressioni non derivano solo da azioni individuali, ma sono integrate nei sistemi e nelle istituzioni.

Per comprendere davvero il concetto di negazione, è importante fare prima un passo indietro e avere chiarezza su alcuni elementi:

  1. La distinzione tra stereotipo e modello culturale assunto. Uno stereotipo, come definito dalla Treccani, è un'opinione precostituita, generalizzata e semplicistica […] gli stereotipi sono cliché che consolidano idee preconcette senza riflettere la complessità delle esperienze individuali. Dall’altra parte, un modello culturale assunto da gruppi di persone rappresenta un insieme di credenze, comportamenti e pratiche condivise derivanti da una storia comune e continuate interazioni sociali.
  2. La serie di bias che influenzano il nostro modo di pensare: il bias di conferma , fenomeno per cui le persone tendono a cercare, ricordare e interpretare le informazioni in modo coerente con le proprie convinzioni preesistenti, ignorando o minimizzando tutto ciò che le contraddice; l’effetto Dunning-Kruger, che porta le persone con una competenza limitata in un dato ambito a sovrastimare le proprie capacità: questo meccanismo non solo ostacola la comprensione di questioni complesse, ma alimenta un’arroganza cognitiva che rende difficile accettare nuovi punti di vista.

Torniamo, adesso, alla questione principale.

La negazione rappresenta un meccanismo di difesa in cui l'individuo gestisce pensieri o idee angoscianti per affermazione diretta e opposta all’oggetto che provoca l’angoscia. Questo fenomeno può essere simile a uno stato di psicosi in cui si manifesta un adattamento disfunzionale che rappresenta un ostacolo al confronto con la vera realtà oggettiva del mondo intorno e, in questo caso specifico, delle sue espressioni sistemiche e patologiche.

«La negazione del razzismo è uno strumento di coping. La contraddizione di vivere in una società che predica l'uguaglianza, la libertà e la democrazia, ma che spesso pratica il contrario, genera un disagio psichico che scatena la negazione.»

Philippe Copeland su The Emancipator,  [<https://theemancipator.org/2023/01/03/culture/art-denial/>](<https://theemancipator.org/2023/01/03/culture/art-denial/>). Il termine *coping* deriva dal verbo inglese “to cope” = fronteggiare. Per *coping* si intendono le strategie mentali e comportamentali che una persona mette in atto per gestire/fronteggiare situazioni problematiche.

Negare e rifiutare l’evidenza di un sistema profondamente basato su pressioni, privilegi, violenze, definizioni, e tutte le relative conseguenze, significa compiere un’ennesima violenza e soppressione dell’altro. Il rifiuto dei problemi sistemici e strutturali, infatti, è forse una delle forme più subdole di gaslighting. Questo termine viene utilizzato per definire l’atto che consiste nell’indurre l’altro a mettere in dubbio perfino la validità dei propri pensieri e della propria percezione della realtà, con conseguente perdita di autostima e di stabilità mentale.

Questo fenomeno è lo stesso che si esprime, per esempio, con la resistenza contro le evidenze sul cambiamento climatico: la negazione non è solo un atto di ignoranza, ma anche uno strumento politico e sociale, spesso utilizzato per conservare lo status quo o per evitare responsabilità collettive.

«Viviamo in un paradosso in cui risulta più scomodo parlare di razzismo che essere razzisti. La metà delle volte in cui parlo della mia esperienza in quanto donna nera in un contesto sociale in cui l’etnia ha ancora valore predominante nei rapporti interpersonali e non, mi sento rispondere “non tutti gli italiani” e per l’altra metà “ma questo succede a tutti, non solo ai neri/immigrati”. La difficoltà di molti nel capire che ci siano esperienze statisticamente più comuni tra un gruppo di persone, perché questi soggetti hanno delle caratteristiche che spingono gli altri a quei comportamenti nei loro confronti, rappresenta la nostra difficoltà nell’arginare i problemi che ne derivano.»

Laetitia Leunkeu su Valigia Blu, [<https://www.valigiablu.it/italia-razzismo-sistemico/>](<https://www.valigiablu.it/italia-razzismo-sistemico/>)

Le oppressioni sistemiche si muovono su secoli di storia ed eventi, come nel caso, per esempio, del colonialismo. Si tratta di meccanismi che hanno modellato la storia e gli assetti culturali dominanti. La negazione, qui, serve a proteggere le persone dalle conseguenze dolorose (e faticose) della verità.

Questo atteggiamento di distacco genera una frattura che rende impossibile qualsiasi presa di coscienza e conversazione riguardo alle dinamiche sistemiche vigenti nel sistema capitalistico, patriarcale e bianco che abitiamo. Distoglie l’attenzione perché “c’è altro”, perché “anche quel mio amico bianco non trova lavoro/anche quel mio amico bianco ha problemi a/anche quel mio amico bianco ha subito questo”.

La negazione di oppressioni (e pressioni) sistemiche non è solo un rifiuto della realtà, ma un atto di violenza che annienta esperienze e sofferenze, invisibilizzando in un attimo dinamiche e pressioni agite dall’alto di un sistema rotto.

«Cercare di ragionare con la bianchezza è come ragionare con un narcisista clinico che si rifiuta di andare in terapia: è frustrantemente impossibile, perché il narcisista non trattato semplicemente non ha gli strumenti necessari per vedere se stesso come qualcosa di diverso da "buono".»

Ruby Hamad, White Tears Brown Scars: How White Feminism Betrays Women of Colour, 2021, Orion Publishing Co